lunedì 22 febbraio 2010

ARCHIVIO 7 - LONGARONE 2003, QUARANTENNALE DEL VAJONT CON IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Foto 9 ottobre 2003: arrivo del Presidente della Repubblica a Longarone

Quarantennale a Longarone con il Presidente Carlo Azeglio Ciampi

VAJONT, IL NOSTRO PUNTO ZERO

La visita del presidente Carlo Azeglio Ciampi, nell’omaggio alle vittime a quarant’anni dal disastro, ha definito il Vajont come punto zero per qualsiasi concetto di produzione energetica.
Si parte da qui, da questa tragedia, quando si tracciano le linee di un’etica legata allo sviluppo e alla realizzazione economica.

Mai più così. L’errore umano è aggravato dall’aver posto il profitto in primo piano, davanti agli interessi della popolazione e alla vita. Questo giudizio, ripetuto dal Presidente della Repubblica nelle cerimonie, per nulla retoriche, svoltesi nel corso della sua visita del 9 ottobre 2003, vede i percorsi della memoria elevati ad esempio e monumento nazionale. Così è per il cimitero di Fortogna, che sta trovando una definitiva sistemazione architettonica. Così è per la diga, dove la passerella e i pannelli esplicativi sono strumenti che comunicano e trasmettono il senso reale, ed indimenticabile, del Vajont. La visita alla diga diventa anche necessità scolastica, di apprendimento: vedere, dal suo centro, l’abitato di Longarone subito lì sotto, imprime nella mente le pericolosità da evitare.

Mentre Enel annuncia un incremento 2003 del proprio fatturato, superiore al 20%, suona superficiale sfruttare il disagio proveniente da un black out avvenuto domenica 18 settembre, che ha coinvolto l'intero territorio nazionale, per stimolare bisogni energetici.
La linea etica scritta dal Vajont impone attenzioni e professionalità elevate all’ennesima potenza, soprattutto nella costruzione di nuove centrali. (L.T.)

L'abitato di Longarone dalla diga del Vajont



Foto Lele Taborgna: momenti della visita del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi  in occasione del quarantennale del Vajont, Longarone 9 ottobre 2003; la diga ed il nuovo percorso che la rende transitabile.


Palazzo del Municipio, Longarone, 9 ottobre 2003

giovedì 4 febbraio 2010

ARCHIVIO 6 - ZOPPÈ DI CADORE

Sotto il Pelmo, a 1460 metri di altitudine, raggiungibile dalla Val di Zoldo, c’è un po’ di Cadore con comunità ladina


UNA ZOPPÈ DA AMARE


Tra le case di Bragarezza, frazione di Forno di Zoldo, la strada in alcuni punti si fa talmente stretta che sembra impossibile sia quella giusta, che va a Zoppè di Cadore. Si sale con il dubbio, tornante dopo tornante, curva dopo curva. Infine ecco, il Pelmo e le case, i tabià in legno, il campanile e la chiesa. Due passi, e tra la neve un cartello indica “casa Masi Simonetti”. Poi, un altro ancora. Dunque si arriva in un grande cortile dove una lapide sulla casa in fondo ricorda “Qui nacque Masi Simonetti pittore, Zoppè 1903-Parigi 1969”. Mentre si guardano pale e badili vicino alla porta, che hanno aperto sentieri tra la neve, ecco, ancora, a qualche metro, un altro cartello “casa Masi Simonetti”. Lo si segue e, con scala di legno e neve non spalata né calpestata, si scopre la stanza dove il pittore viveva e lavorava.


A SPASSO CON MARCO E RAUL

Giovedì di novembre, primo pomeriggio. L’osservazione di Zoppè di Cadore si svolge senza incontrare anima viva. Ogni tanto, tra vicoli e cortili, una sbirciatina alle finestre serve per vedere se c’è qualcuno, qua. Ormai sulla via del ritorno, un rumore. Si apre una porta ed esce una carrozzina portata da un uomo. “Che ne dice se camminiamo insieme?”. La domanda, inusuale, viene accolta. Si chiama Marco, ha trent’anni, e nella carrozzina c’è Raul, tredici mesi. “E’ la passeggiata per dormire, si addormenta andando a spasso”, dice il papà. Si cammina per la parte alta di Zoppè verso i sentieri che portano al Pelmo e, dal Rifugio Talamini, a Vodo di Cadore. Marco è gelataio in Germania, vicino Dortmund; suo padre ha avviato là il lavoro nel 1957; racconta che la Germania, paese industriale, risente della crisi globale e, senza allarmismi sul presente, però ci sono stati anni d’oro in passato. Si continua a lavorare bene e, per i vecchi, queste fasi ci sono sempre state nel corso dei decenni. Raul, in carrozzina, è ad occhi spalancati e non intende dormire. Si va, ci si ferma, si parla. “Facciamo otto mesi tirati, c’è poco tempo per la famiglia e altre cose”, continua Marco “per metà febbraio si torna. A Zoppè non c’è niente ma quel che serve è la montagna, che dà più qualità alla vita. Masi Simonetti è il più illustre dei nostri concittadini. Conosceva tutti, veniva a salutare anche mio nonno perché erano coscritti, della stessa classe. Mi sono sempre chiesto cosa pensa la gente di Zoppè. Tante volte arriva qualcuno perché sbaglia strada. E vedo che piace. Qualcuno ha anche preso casa”. 

La montagna si sta mangiando il sole, case e natura cominciano ad ombreggiarsi. Dopo le quattro farà scuro. Tornando, nasce un sentimento. Zoppè è tutta da amare.

martedì 26 gennaio 2010

ARCHIVIO 5 - IL CADORE HA UN GRANDE CENTRO


Foto: sinistra, panorama con Lago Centro Cadore; destra, panorama di Pieve di Cadore.




IL CADORE HA UN GRANDE CENTRO
di Lele Taborgna


Un grande centro, un agglomerato urbano vasto che considera diversi comuni. Il Cadore, visto da Pieve, presenta bellezze dolomitiche e storiche con possibilità e aperture per l’economia turistica. Negli ultimi decenni l’attenzione si è rivolta, in modo esclusivo, sulla produzione di occhiali. Ora che il settore presenta elementi certi di crisi, si tracciano nuove strade che si chiamano turismo.


Angolo rinascimentale a Pieve con Casa del Tiziano.

Pieve, la dominante, è annunciata dal cartello di confine geografico comunale fin sui 535 metri del Ponte Cadore, l’imponente viadotto “Col di Caralte”. Piegando per Cortina ed entrando nell’abitato dall’incrocio di Tai, edifici residenziali di prestigio ne indicano il ruolo turistico assunto circa un secolo fa. C’era una volta, quando si parla di Pieve di Cadore, vuol dire Paleoveneti e Romani, Magnifica Comunità e il grande Tiziano Vecellio. C’era una volta, in termini di storia, vuol dire l’ultimazione della ferrovia con il tratto da Perarolo a Calalzo, concluso nel 1914, e il trenino delle Dolomiti che da Calalzo portava fino a Cortina e Dobbiaco. C’era una volta, ed è cultura produttiva, significa più di un secolo di occhialeria ed occhiali.
Il Cadore, il centro del Cadore, è qui. Da Tai, quasi un unico insediamento abitativo arriva a Lozzo. Tra un edificio e l’altro, lungo la strada che porta a Lorenzago, Passo Mauria, Auronzo, i cartelli con il nome del comune informano di trovarsi a Pieve, a Calalzo, a Domegge. Grandi monti, come Antelao e Marmarole proteggono paesi e frazioni. Sull’altro lato, il Lago di Pieve, bacino artificiale ancora ghiacciato a febbraio e con il perenne problema del livello dell’acqua, diventa in estate attrazione e possibilità per passeggiate, svago, riposo.


Statua del Tiziano sulla piazza di Pieve di Cadore

Il Museo Casa del Tiziano, in Via Arsenale a Pieve di Cadore, contiene suppellettili del ‘600, un Cristo del ‘500, lettere autografe di Tiziano Vecellio, la Bolla con la quale Carlo V nomina Tiziano “Conte Palatino” e una serie di incisioni su tavola, con disegni originali del maestro (1490 -1576).
Da un documento del 1557, compravendita redatta da un notaio di Pieve, risulta che la casa fosse l’unica posseduta da Tiziano in Cadore.


Casa del Tiziano, esterno e interno, e Museo dell'Occhiale a Pieve di Cadore




Il Museo dell’Occhiale si incontra prima di entrare nel centro storico di Pieve, a poca distanza dall’incrocio di Tai. Un museo importante e dovuto visto che la valle dell’occhiale, conosciuta nel mondo, ha mosso qui con Frescura, Lozza e Safilo, i suoi primi passi nel 1878. L’affabilità del responsabile del museo, il “maestro”, apre le porte della grande sala per la visita ai pezzi storici, catalogati in sezioni ed esposti in vetrine allineate. Una nuova sede, ancora più adeguata e tra non molto, ospiterà nel centro di Pieve le collezioni frequentate da un pubblico numeroso, in questo periodo formato dai turisti delle settimane bianche e dalle scolaresche.



Il sistema viario della statale Alemagna, aggiornato con gallerie e percorsi diretti extraurbani, avvicina il Cadore a Belluno e alla pianura. Tra Pieve e Ponte nelle Alpi i tempi di percorrenza sono di circa 30 minuti; 28 per il casello autostradale di Pian di Vedoia; 20 tra Longarone e il capoluogo cadorino. Le due nuove gallerie, “Ospitale” di 1.400 metri e “Termine” di 2.250, consentono sicurezza anche con neve e maltempo, come verificato nelle ultime tre giornate citate. Strozzature resistono a Castellavazzo e Macchietto, vicino Perarolo.


Ponte Cadore

La miglior raggiungibilità su strada si aggiunge alla comodità della ferrovia con capolinea a Calalzo; dal piazzale della stazione, dove poco più di trent’anni fa si prendeva il Treno delle Dolomiti del quale si auspica il ripristino, partono autobus per Ampezzo, Cadore, Comelico.


venerdì 22 maggio 2009

ARCHIVIO 4 - MONTE GRAPPA




Itinerari estivi
SUL GRAPPA, PER SENTIRSI LEGGERI
Quando si parla di Massiccio del Grappa, e più precisamente di Cima Grappa, qualcuno potrebbe sentirsi appesantito dal significato assunto con la Grande Guerra. Il Grappa resta sì testimonianza fondamentale, da visitare, per gli itinerari in galleria, in trincea, le postazioni d’artiglieria e il Sacrario ai caduti italiani e austroungarici. Ma è tornato ad essere un punto escursionistico, paesaggistico e naturalistico tra i più importanti del territorio. Da Cima Grappa (m 1775), ad esempio, la piattaforma di lancio sul versante sud è prediletta dagli appassionati di parapendio e deltaplano. Escursioni sul Monte Tomatico, 1595 metri, sono normali con partenza da Feltre. Nella Valle di Schievenin, con ingresso da Quero, la Palestra di roccia è meta di arrampicatori.
Dal versante bellunese ci sono due strade percorribili fino a Cima Grappa. La prima, comoda e con ampi tratti panoramici sul Lago di Corlo, Arsiè, la Valsugana e l’Altopiano di Asiago, è la statale 141 “Cadorna” che si conclude a Romano d’Ezzelino e Bassano. La si imbocca da Caupo, nel comune di Seren del Grappa, per cominciare una salita non molto impegnativa. La seconda, oggi tutta asfaltata, si snoda con tratti impervi nel sentiero 844 che porta al Rifugio Bocchette, balcone su un’ampia conca verdeggiante e, da qui, torna sulla statale “Cadorna” all’altezza dell’Albergo ristorante del Forcelletto. Quest’ultimo itinerario percorre completamente la bella Valle di Seren, formata dal torrente Stizzon, ed è utilizzato spesso da ciclisti e motociclisti.
Il Rifugio Bocchette, con molti spazi interni ed esterni, è punto di ristorazione tra i più frequentati. Prima ancora dell’apertura, che ufficialmente va dal 1 giugno al 15 ottobre, abbiamo incontrato i gestori Marco Pauletti e la moglie Mariuccia mentre lo riordinavano e lo preparavano. Residenti a Mugnai di Feltre, i Pauletti gestiscono il rifugio dal 1981. Il lavoro comincia dalla metà di giugno e si protrae fino alla metà di settembre; agosto, parole loro, è buono. Forse anche perché al Rifugio possono arrivarci i pullman. Si fanno aiutare da ragazze di Mugnai e Feltre, spesso studentesse, libere d’estate per qualche mese. Su guide e mappe il Rifugio è segnalato con sei posti letto. “Molti chiedono di poter pernottare”, riferisce a questo proposito Marco Pauletti, “ma i posti letto li dobbiamo usare noi che siamo qui a lavorare. Allora li mandiamo al Forcelletto, che è a due passi”. (L.T.)

ARCHIVIO 3 - MARMOLADA da Alleghe, Caprile, per Rocca Pietore







Tra le montagne più belle del mondo.
Marmolada, da Alleghe e Caprile per Rocca Pietore.
LO SPECCHIO
DEL TEMPO

3342 metri di altezza. Uno degli ottocento ghiacciai alpini italiani che, come gli altri del mondo, nel corso dei secoli va e viene, si allarga e si ritira. La Marmolada attira turisti, è risorsa fonte di risorse. Arrivano ai suoi piedi, sul lago di Fedaia. Anche in pullman percorrono la diga, in territorio trentino, per ritrovare d’estate i contrasti invernali. Alla presunta instabilità atmosferica nel ponte del 2 giugno fanno seguito giorni di gran caldo, fino alla metà del mese. Gruppi di motociclisti, molti da Austria e Germania, popolano la montagna soprattutto domenica 8, giorno di Pentecoste e tradizionale opportunità di gite e vacanza. Il distributore di benzina, a Caprile, è termometro dei flussi. Ha lavorato anche domenica e lunedì 1 e 2 giugno. “Tanta gente, tanti tedeschi” dice l’addetto mentre ha da fare per servire una trentina di motociclisti provenienti da Milano.
Smentisce l’impressione che avevamo avuto, giusto il primo giugno, di una montagna ancora a riposo, data la condizione di bassa stagione. Ad Alleghe, con la cabinovia del Civetta chiusa, Stefano Riva, del Garni Esperia Bierstube nel piazzale sottostante, riferiva di tante telefonate e poche conferme. Certo a causa delle previsioni meteo nazionali che davano, sbagliando, sempre nuvole e pioggia sulle Dolomiti. Comunque, rallegrato dalla buona stagione invernale, Stefano riteneva possibile un aumento delle presenze turistiche dalla fine di giugno, ad anticipo della stagione estiva che qui va da luglio alla metà di settembre.
LUNGA VITA AGLI INGLESI
Per sfamare i motociclisti, a Caprile, c’è il Ristorante Hotel la Montanina con tavolini all’aperto; pieno il primo giugno; pieno l’8 giugno con i tedeschi della Pentecoste; un po’ meno pieno domenica 15, ma sempre aperto. Da lì alla Marmolada il versante bellunese è tutto una chiusura. In cima, al lago, dove finisce il Veneto comincia il Trentino. Ed è tutt’altra faccenda: il complessino tirolese diffonde note gaie, all’aperto, all’imbocco della diga dove bar, ristoranti, locali e rifugi sono in funzione. Dall’altro lato, pur con impianto di risalita fermo, è lo stesso. Il bar diga è inaccessibile, bloccato da un centinaio di anziani che prendono cappuccini più che comprare oggetti ricordo. “Siamo sempre aperti, tutto l’anno, da Natale a Natale”, risponde dal banco una delle responsabili, “a parte il mercoledì di maggio”. “I cento anziani sono inglesi”, dicono, seduti fuori del Bar Diga, Pierino De Donà e Giancarlo Corona. Sono gli autisti dei due pullman Atesina parcheggiati a pochi metri. Con loro c’è l’accompagnatrice, Stephanie Macd Donald, dell’agenzia Saga di Londra. È a Fiera di Primiero da tre mesi e lì continuano ad arrivare in soggiorno i pensionati della Gran Bretagna. La Marmolada è escursione fissa. Partono da Fiera, che è in provincia di Trento, fanno Passo Cereda poi giù per Gosaldo e Agordo fino al ghiacciaio. Il ritorno è per Passo Rolle. Ma prima, lunga vita agli inglesi, fanno tappa a Pian di Sottoguda dove tra tanti negozi di artigianato c’è quello del legno di Mario Baldissera. “Ogni settimana gli inglesi di Primiero passano da me, nei mesi di maggio e giugno”. “E comprano qualcosa”, ammette.

UNA VOLTA C’ERA IL PIPER (poi ci troveremo al Topsy Bar)
Se hai bisogno di uno sprazzo di vita e di commercio, tu che leggi, devi fermarti a Pian di Sottoguda. Il negozio Artigian Legno di Mario Baldissera, con dimostrazioni di intaglio, è aperto tutto l’anno, novembre escluso. Grande, spazioso, pieno di oggetti piacevoli, artistici, di ispirazione laica e religiosa non può non destare curiosità. Anche per quel “troll” gigante piazzato fuori. All’ingresso, una buona varietà di bastoni da passeggio che, se non bastasse la posizione di prima linea a segnalarlo c’è la conferma di Mario, si vendono. “Per il negozio la stagione migliore è l’estate, luglio agosto e settembre”, puntualizza Mario Baldissera; “D’inverno vanno più a sciare”. La sorella di Mario, Daniela, è alla cassa nell’edificio lì di fronte, La Fusina di Ermanno De Biasio, che è il marito, maestro nella lavorazione artistica del ferro battuto. Anche da lei sappiamo che l’attività è favorita in estate. D’altronde, i due negozi sono talmente di richiamo che invitano al passeggio, con opere esposte all’esterno, nei parcheggi, ai lati della strada. La presenza del sole, per godersele, è importante. Tutto ci avvisa che siamo nelle Terre dell’Orso ed è al Topsy Bar che scopriamo una versione non solo turistica del giorno dopo giorno. Daniela Gabrieli, giovane titolare dice, l’8 giugno, di avere una giornata no. E lo si capisce dalle prime frasi “Gli inglesi”, quelli che fanno tappa di fianco per gli oggetti artigianali, “qui vanno in bagno”. È persona di spirito, Daniela, e proviamo a farci raccontare come gira da queste parti. Buttiamo lì un “C’è gente, oggi, in giro…”, “…Passano”. è la risposta. Riproviamo con qualche altra domanda sui turisti. “In luglio qui aprono i ricoveri, non gli alberghi. Il turismo estivo è di famiglie e anziani.” è la nuova risposta di Daniela. E si arriva al punto: “In Val di Fassa offrono molto di più, con discoteche e vita notturna, campi da golf, pub, pizza fino alle 4 del mattino… Qua, alle 11 di sera, basta. Una volta a Malga Ciapèla c’era il Piper, come a Roma. Qua vanno indietro, non avanti. Nella stagione invernale, bene o male la gente viene per lo sci; dopo…, la sera, va a letto”. Passano le ore e, nel primo pomeriggio, Pian di Sottoguda comincia ad animarsi con un po’ di passeggio e di shopping. Il Topsy Bar è centro di gravità: si fermano motociclisti, arriva gente del posto e dai comuni vicini, il locale si riempie e Daniela, bionda bella e indaffarata, torna a sorridere senza più poterci dare retta. Tra i clienti c’è Ugo Davare, maestro di sci della scuola Rocca-Marmolada. “Ora gli impianti sono chiusi, Marmolada-Passo Fedaia dal 5 maggio, una settimana prima la funivia di Malga Ciapèla. Riapriranno ai primi di luglio”. E l’inverno, maestro, com’è andato? “Si è lavorato al solito, più o meno come gli ultimi anni”. Arriva un pullman della Saf di Trieste. Scende l’autista. Solo. E i passeggeri dove sono? “Stanno arrivando a piedi da Malga Ciapèla”, chi parla si chiama Mario Bortuna, “Loro sono del Cral Ente Porto di Trieste. Li ho portati qui, all’Hotel Pineta, perché si festeggia il trentennale. Vengono ogni anno, l’anno scorso c’erano due pullman e il prossimo anche, con 80 persone”. L’autista, Mario, si trasforma in redattore e informa sulla festa, che c’era il sindaco, premi e targhe; e che il sindaco ha detto che si applicherà per migliorare e sviluppare il turismo; e che un cliente dell’albergo gli ha chiesto di ampliare gli impianti sportivi. Lasciamo Daniela Gabrieli, che adesso sembra contenta, il suo ottimo Topsy Bar, per dirigerci a spron battuto verso il Pineta. La festa è quasi conclusa ma, in un solo colpo, troviamo sindaco, vicesindaco e presidente della Provincia.

ARCHIVIO 2 - LIVINALLONGO DEL COL DI LANA




Viaggio tra le montagne più belle del mondo.
Livinallongo del Col di Lana, Arabba, Pordoi, Colle Santa Lucia
LE TERRE ALTE DEL PRINCIPE VESCOVO
A cura di Lele Taborgna
Passano i pensieri e spariscono le preoccupazioni mentre ci si avvicina all’Alta Valle del Cordevole. Dopo Alleghe e il suo lago è da Caprile che le indicazioni suggeriscono tre vie per arrivare a quelli che erano storicamente i possedimenti del Principe Vescovo di Bressanone. Da una parte, verso Selva di Cadore, si sale per Colle Santa Lucia. Da un’altra, verso il passo Falzarego si piega per Andraz. Da Digonera, in basso lungo il Cordevole, si va per Salesei. Tutte e tre le strade, alla fine, portano in alto avvicinando lo sguardo alle cime del Pelmo e del Civetta, al ghiacciaio della Marmolada, ai torrioni rocciosi e monumentali dell’imponente Sella. Arroccati oltre i millequattrocento metri ci sono gli insediamenti. Come Pieve di Livinallongo (m. 1465) che controlla, quasi una fortezza, il passaggio nella valle. L’occhio e la mente puntano al cielo. Verso Arabba. Verso il Pordoi. Pochi abitanti, molta terra e natura, grandi montagne.
COMINCIAMO DA ANDRAZ
Il villaggio di Andraz, frazione di Livinallongo, non ha pretese particolarmente turistiche. Al suo ingresso c’è la chiesetta con la facciata rivolta ad est. C’è l’osteria del vecchio e saggio Trebo. Di fronte, una pensione che si riempie d’estate. Ci sono tipiche case e fienili in legno, manufatti di un sapere antico. Come il cognome di chi incontriamo poco dopo mezzogiorno del 25 aprile: Faber. “Quando è festa Trebo chiude a mezzogiorno” avverte Andrea Faber, giovane ben piantato che si appresta al rientro nella propria abitazione per il pranzo. Andrea lavora alla funivia del Pordoi che riapre il 24 maggio. Parliamo del più e del meno ma soprattutto del suo cognome, raro anche tra le poco più di due pagine che ha l’elenco telefonico alla voce Livinallongo. Operaio, artefice, fabbro. “Magari fa davvero il fabbro, anche per passatempo…”, dico. “No…, una volta qualcuno lo faceva, come lavoro. Adesso qui c’è solo un ragazzo, il figlio di uno, che ha passione e aggiusta moto”. E parliamo di Trebo, che è stato sindaco, presidente della Riserva di caccia del Vescovo e si è anche candidato, più volte e nelle ultime elezioni, in una lista per la Provincia. Personaggio carismatico con cui si dovrebbero scambiare quattro chiacchiere, prima o poi. E parliamo del castello di Andraz, testimonianza di potere in Alto Cordevole per il ferro che si estraeva dalle miniere del monte Pore. Il castello è più su, presa dal villaggio la strada del Falzarego lo si vede sulla sinistra, masso tra massi, montagna tra montagne. Un restauro conservativo consente di accedere, quasi in arrampicata, ad alcuni spazi e, nonostante l’ora di pranzo e la temperatura appena primaverile, c’e qualche visitatore. Osservandolo, così nudo e crudo, non si può non pensare alla vita, dura e rigida, che si svolgeva da queste parti dopo il Mille nella Contea chiamata del Norital.
NON È STAGIONE MA…
Il 25 aprile è giornata di sole e di festa, soprattutto in pianura. Buon traffico, un’auto a ruote all’aria oltre la scarpata della ferrovia a Bribano. L’Oasi di Candaten con lo spazio picnic preso d’assalto. Ma lasciato il territorio comunale di Sedico tutto rallenta e cambia. Dopo Agordo è, nella solitudine della montagna, il silenzio ad imporsi. A Caprile il benzinaio conferma che anche a Pasqua, cinque giorni prima, di gente se n’è vista pochina. Entrati nel territorio di Livinallongo il colore dominante è ancora il marrone. La neve si sta ritirando lasciando bianche solo le cime, il Pordoi e i valloni dei versanti nord. Il ghiaccio della Marmolada acceca, specchio illuminato dal sole. La valle del Cordevole, in piena luce, è stupenda. Arabba si gode il primo calore dopo lunghi giorni di maltempo. Non è stagione ed è quasi tutto chiuso ma l’Albergo Ristorante Posta funziona. Cartelli agli angoli danno il benvenuto ai motociclisti con 9 euro di pranzo a prezzo fisso e 20 per la camera. I posti all’aperto sono quasi tutti occupati e si mangia. “L’orario è fino alle 15.00 ma se c’è gente allora andiamo avanti”; chi parla è Dario, cameriere istriano di Umago, trenta chilometri da Trieste, che è qui da tre anni. Due motociclisti chiedono di un distributore e Dario informa dei dieci chilometri, per il più vicino, a Corvara. I due, ragazzo e ragazza su una Guzzi California, sono di Sacile (PN) ed è la prima volta che vengono da queste parti; di solito vanno verso la Germania e, tra poco, visiteranno in Baviera la zona dei Castelli di Neuschwanstein. Il Posta è da qualche anno che favorisce le moto “che danno lavoro” certifica Dario. Il pizzaiolo si fa chiamare Mimmo e non è napoletano. Il suo nome è Abdacftth, colui che prega Dio; è egiziano del Cairo, qui ad Arabba da due anni, con moglie e figli in Egitto. Si trova bene, dice, e di lavoro ce n’è. A Pasqua hanno avuto da fare a mezzogiorno e poco di sera. Alle 15,15 arriva al Posta un pullman austriaco. Dario e Mimmo accelerano il loro servizio per accogliere gli ospiti.
SPEGNETE IL MOTORE A QUEI WÜRSTEL
Il 25 aprile Passo Pordoi (m. 2239), lato bellunese, ha gente. Auto, moto, pullman che se vogliono qualcosa lo trovano al Ristorante Maria, unico aperto. La signora al banco è Giusi, che tutti però chiamano Maria, ed informa che “A Pasqua è stato brutto, con neve e nebbia, ma è arrivato qualche pullman”. C’è un gran daffare, dentro il locale e fuori, con tutti i tavoli impegnati e comitive che continuano ad arrivare. Il titolare, Danilo Dezulian riesce a darci retta mentre spilla birre. “Il locale è sempre aperto, chiudiamo a novembre tre settimane”. Ad un cenno di pura constatazione “Siete i garanti del passo” Dezulian risponde con “Anche se in alcuni periodi non si guadagna è questione di dignità del nostro lavoro”. Si continua a parlare e salta fuori il rospo: “…Fin che arrivano pullman che si fanno da mangiare, e anche il cappuccino, come in un ristorante… Io ho fatto articoli…”, prosegue Dezulian, “…ho parlato con gli assessori di Belluno e Trento e anche lunedì 28, in una riunione, lo dirò”. Il fatto, semplicemente, è che sul Pordoi pullman tedeschi tengono i motori accesi per quindici, venti minuti per poter preparare würstel ed altro. Il gestore del Maria ha le sue ragioni quando aggiunge “Se non difendete chi fa sto lavoro qua, che è faticoso, più le regole sanitarie, più la Finanza, più le tasse… Pretendo che mi difendano il lavoro”.
Ma di ragioni ne ha anche il Pordoi, il Sella, la Marmolada e la montagna.
Dal 24 maggio, dunque, riapre l’impianto funiviario del Sass Pordoi, in territorio trentino, e da allora quasi tutti i bar, negozi di souvenir, ristoranti e alberghi funzionano in vista dell’estate. Spegnere il motore dei tanti pullman in sosta sul passo Pordoi dovrebbe essere un obbligo urgente ed immediato, a salvaguardia non solo di Dezulian e di chi fornisce servizi ma dell’ambiente e dell’aria che si respira.
ARRIVA L’ESTATE
Il 1° Maggio è più instabile del 25 aprile. Comincia a spuntare l’erbetta ma verifichiamo un minor flusso di escursionisti. Nel pomeriggio, sul Passo Pordoi, dal Ristorante Maria sempre aperto, si scende per Canazei piegando su Sassolungo e Passo Sella dov’è tutto chiuso. Il tratto Passo Sella-Passo Gardena è una ghiacciaia. La temperatura è più mite già in Alta Badia, allontanandosi dalle asperità della montagna pura. Da Val Badia e Corvara per Passo Campolongo (m. 1875) si torna ad Arabba. È il Sella Ronda, il giro dei quattro Passi, che rende famosa tutta la zona. Il versante sud, Alta Valle del Cordevole, parte da Arabba indicata “paradiso dello sci”, 24 impianti di risalita per cinquanta chilometri di pista, una ventina di alberghi più residence e appartamenti.
Domenica 12 maggio la valle comincia a vestirsi d’estate ed ormai è tutto verde. Ci sono annuvolamenti che buttano pioggia dal Civetta. Al banco del Posta di Arabba, il cameriere Dario e alcuni presenti confermano che la stagione invernale è stata ottima, da record grazie alle nevicate precedenti il Natale. D’inverno si lavora quattro mesi, d’estate due. “Adesso c’è pausa, il flusso riprende da fine maggio” aggiungono tutti. Uscendo, la vista copre la chiesa, gli impianti di Porta Vescovo, l’Ufficio Turistico con la Sala Congressi. Sulla bacheca, un avviso datato 28 aprile: “L’Ufficio Postale rimane aperto! Grazie ai partecipanti all’Assemblea, alle Poste Italiane, all’Amministrazione comunale”. La firma è del Capofrazione Goffredo Dander che con gli abitanti di Arabba ha vinto la battaglia contro l’annunciata sospensione del servizio.
Tutt’intorno grandi spazi, aria e monti. È un paradiso d’inverno. Lo sarà anche d’estate.
(articolo di Lele Taborgna, anno 2003)

ARCHIVIO 1 - COLLE SANTA LUCIA







Tra i resistenti della montagna: Colle Santa Lucia
IL PAESE DELLE FAVOLE
Colle Santa Lucia è il paese delle favole, da ritrarre nei quadri, da fotografare. È posizionato al sole, sulla Val Fiorentina, a 1453 metri d’altezza, con la chiesa che domina e, lungo la strada principale, Casa Piazza del 1585 e Palazzo Chizzali-Bonfadini del 1612. Centro minerario del Fursil, per secoli estraeva la siderite manganesifera, indicata per forgiare armi da taglio.
Il Primo Maggio la gente ladina di Colle Santa Lucia va alla Fiera di S. Leonardo, quella dei ladini di Val Badia. Di pomeriggio, al Posta, bar edicola ristorante albergo del paese, da una scatola esce un coniglietto bianco. Antonietta Chizzali, osservando nipotino e coniglio dal banco, dice che il fratello Giancarlo l’ha appena preso a S. Leonardo, con tredici galline e cinque tacchini. E racconta tante altre cose del suo paese. Antonietta ricorda che “fino a vent’anni fa, quando si andava da bambini a portare l’avviso telefonico in Cesa de Jan, avevamo sempre paura entrando, perché è tutto tetro e scuro. Ancora oggi, se per caso qualcuno ti chiude dentro nelle cantine puoi urlare fin che vuoi che non ti sente nessuno”. La Cesa de Jan, Casa di Giovanni, è palazzo Chizzali-Bonfadini, sede amministrativa delle miniere attive dal 1100. “Le miniere sono tutte qui attorno” riferisce Giorgio Bonatta, artigiano del legno seduto al Posta insieme ai Collalonga, artigiani lattonieri, “un progetto europeo prevede di sistemarle per poterle visitare”. Ci troviamo infatti nell’itinerario storico ambientale strada da la vena, antica via del ferro.
“Colle richiama”, prosegue Antonietta, “c’è gente che dice – quanto bello è! – lo so quanto è bello, rispondo. Restano entusiasti del cimitero che c’è attorno alla chiesa, perché non è che capiti di frequente da vedere. La sera, la passeggiata è andare fino alla chiesa e tanti, dopo cena, si vedono”.
La Gesia de Santa Luzia, Chiesa di Santa Lucia, esisteva già nella seconda metà del Duecento; in stile gotico e successivi barocco e rococò mantiene le caratteristiche tirolesi con il cimitero all’ingresso e intorno alle mura.
Continua Bonatta “ Su circa 480 abitanti i residenti di Colle S. Lucia saranno 280. Noi siamo i resistenti, più che i residenti della montagna”. Le scuole elementari “Alcide De Gasperi”, sulla piazza-parcheggio all’ingresso del paese e di fronte al Posta, “sono chiuse da 7-8 anni”, riprende Antonietta Chizzali, “e se c’è da chiedere qualcosa è un aiuto in più per la montagna”.
Chiuse le elementari, anche l’asilo è nella vicina Selva di Cadore e ci sono stati problemi recenti, risolti alla fine con l’apertura di una seconda sezione, per accogliere i bambini di Colle S. Lucia.
Che non sono proprio tanti. Incontriamo Thomas, ventidue giorni al primo maggio, con la giovane madre Alessia. “È il secondo nato dell’anno in paese e ce ne sono altri due in arrivo” informa Alessia. Per il 2003 sarà tutto. I più grandi, per le scuole medie, vanno a Caprile con partenza Dolomitibus alle 7,25. Per le superiori è un problema con i trasporti e la soluzione, secondo Antonietta, resta il collegio; a Belluno, Falcade e Agordo.
I servizi essenziali, a Colle S. Lucia, sono forniti da alcuni negozi. I Chizzali, Antonietta, Francesca e Giancarlo, gestiscono, con Bar Ristorante e Hotel Posta, anche il Market A&O; la macelleria apre il martedì e il venerdì, per tre ore pomeridiane.
L’Hotel Posta, trenta camere, è in attività dal 1 luglio al 20 settembre. Di fronte, con recente ristrutturazione, c’è il più piccolo Hotel Cesa delle Angele. Tengono viva l’ospitalità per turisti usuali e di passaggio. Che potrebbero aumentare. Se di questo e di altri piccoli e meravigliosi paesi da favola se ne parlasse di più.
(articolo di Lele Taborgna, anno 2003)