mercoledì 20 ottobre 2010

ARCHIVIO 17/2003 - SPECIALE CANSIGLIO - 1

2003 - L’antica Foresta del Cansiglio

NOSTRA SIGNORA DEGLI ALBERI

Si cammina tra faggi e abeti, sull’altopiano del Cansiglio. Andando verso Monte Cavallo, una delle alture più elevate, fino a Forcella Palantina confine con il Friuli, la passeggiata è infinita. La natura, costruita dalla foresta, crea salute, impressioni, sollecita ricordi.
C’è la storia, in quei faggi. Venezia, che possedeva i territori dal 1404, usava la “grandissima quantità di legni bonni per far remi”. C’è la vita del sottobosco, con i roditori, scoiattoli e ghiri, caprioli e soprattutto cervi. Dalla fine dell’Ottocento i Cimbri, nei caratteristici villaggi, sono gli abitanti del Cansiglio indicato, dal Regno d’Italia nel 1871, “Foresta Demaniale Inalienabile”. Le Rotte, Vallorch, I Pich, Canaie, Campon, Pian Osteria sono loro insediamenti. Oggi il territorio è suddiviso tra le province di Belluno, Treviso, Pordenone; una parte è demaniale, gestita dal Corpo Forestale dello Stato. Una parte è proprietà della Regione Veneto, con responsabilità di Veneto Agricoltura.

Foto: Museo Etnografico Cimbro; in alto, case cimbre a Vallorch e veduta di Pian Cansiglio.

Sotto il segno dei Cimbri
Boscaioli, i Cimbri avevano case di legno con base in pietra, che ritroviamo in ogni villaggio dell’altopiano. A Pian Osteria, dove c’è il Museo, la tradizione è stata ricordata il 2 e 3 agosto con la 9a Festa dei Cimbri del Cansiglio e di S. Osvaldo, loro patrono, con attività artigianali evocative e “taglio del faghèr col segon”. L’anziano volontario che sorveglia il Museo Etnografico e di Cultura Cimbra, domenica 7 settembre, è un Azzalini. Ci dice che con il suo ci sono altri tre cognomi che si ripetono in Cansiglio: Bonato, Slaviero e Gandin. La sala principale del Museo propone un grande plastico con panoramica del Cansiglio fino al Lago di Santa Croce. Attrezzi e utensili per lavorare il legno, cimbro significa proprio artigiano del legno, sono ovunque. C’è anche un tronco di faggio, faghèr, pronto per essere lavorato con il disegno di un remo e, appeso alla parete, un remo finito. Pubblicazioni sulla storia e la cultura cimbra sono consultabili e disponibili. Oltre al Cansiglio, i loro insediamenti storici sono sull’Altopiano di Asiago e in provincia di Verona, tra la Val d’Illasi di Badia Calavena e Giazza, la Vallata d’Alpone di San Giovanni Ilarione e Bolca. Sapremo, successivamente, che un importante finanziamento è stato di recente destinato al Museo perché sia potenziato.


La Huta, in Pian Osteria, è una tipica baracca cimbra, presente a fianco del Museo. Ma La Huta è anche un ristorante, sull’altro lato della strada, dove incontriamo Luisa Azzalini, residente qua dove già il nonno, Beniamino, e poi il papà. Luciano, gestivano quello che era un bar, un’osteria. Luisa conferma che “Va bene la stagione quest’anno; d’altronde, si lavora se fa caldo d’estate e se c’è neve d’inverno”. Poi continua: “Non abbiamo problemi di parcheggio, ma siamo sempre legati alla Regione Veneto. Da un po’ si dan da fare, si stanno muovendo dal lato turistico. Anche a Tambre, da quasi due anni a questa parte, hanno lavorato bene. Qui a Pian Osteria siamo una decina di residenti. C’è calma e tranquillità. Il Cansiglio non lo vogliamo sviluppato dal punto di vista urbanistico”.
A Vallorch, oltre Pian Cansiglio, c’è l’omonima Osteria. Responsabile è sempre un’Azzalini, Graziella. Un tempo a lavorarci c’era la nonna, Maria, prima della guerra. Graziella è stata in Belgio fino al ’73. Là, a Court St. Etienne, era emigrato il padre per lavorare in acciaieria. Rientrato, per motivi di salute, hanno curato l’osteria fino all’80. Poi ha ripreso lei la gestione, inizialmente come Cooperativa Alpa, infine da sola. Graziella conferma “Il buon andamento della stagione, con apertura continua dal 15 giugno, tutti i giorni. C’è stato qualche problema con la carenza d’acqua e la pompa che la faceva arrivare da un vascone. Ci sono tredici famiglie a Vallorch, nessuna residente tutto l’anno”. Quella parte del Cansiglio, sotto il Comune di Fregona (TV), è demaniale. Graziella lamenta che “Si taglia troppo, gli alberi, e non viene conservata la natura. I sentieri dovrebbero essere puliti ma vengono lasciati là. Ad esempio, qui sotto, il sentiero “S” deve ancora essere pulito dopo la nevicata di aprile che ha fatto cadere alberi”. Verificando, constateremo che effettivamente il sentiero è interrotto.

Foto, in alto, Huta e Centro Veneto Agricoltura a Vallorch; sopra Graziella Azzalini dell'Osteria Vallorch; sotto, punto informazioni turistico/ambientali Veneto Agricoltura.

I mesi del cervo
Settembre e ottobre sono i mesi dei cervi in amore. All’alba e all’imbrunire, in tanti vanno a sentire i “bramiti” e i combattimenti tra maschi. Da Pian Osteria ci si dirige in Valmenera e, camminando per circa 45 minuti, ci si porta nel luogo di osservazione dei cervi. Dotati di binocolo, puntato su una radura a valle, si notano i branchi e i combattimenti, annunciati da fracassi e rami spezzati. Solo un maschio dovrà restare vincitore e, per quella stagione, tutte le femmine saranno sue.
 Foto: le immagini dei cervi (archivio Lele Taborgna) provengono dall'Oasi Vincheto di Celarda/Feltre (BL)
Le belle giornate di ottobre sono un invito al Cansiglio. I mille metri di altitudine possono essere scaldati dal sole. Aree picnic sono attrezzate da Veneto Agricoltura che ha inoltre determinato una buona informazione con segnaletiche e tabellazioni. Circa trenta diversi pannelli, posizionati nei relativi luoghi, spiegano le particolarità del Cansiglio. Purtroppo, testi e foto non sono ancora stati riportati su depliant, ma in futuro, si spera, se ne potrà disporre. Un Centro Informazioni è stato aperto al pubblico, tutti i giorni, nel mese di agosto. La delicatezza dell’altopiano è confermata da Pian Cansiglio, grande avvallamento con malghe, prati e pascoli dove si trovano numerosi i servizi. Qui c’è il frequentatissimo Bar Bianco, Azienda Agrituristica del Centro Caseario Allevatori del Cansiglio, che si presenta così, ristrutturato e accogliente, da undici anni. Superfluo sottolineare che gli ottimi formaggi di malga sono tutti qui. In direzione Vittorio Veneto c’è il Ristorante Genziana; a pochi passi, verso Vallorch, un altro frequentato Ristoro. Nell’ Albergo Bar Ristorante “Rifugio S. Osvaldo”, domenica 14 settembre, il titolare, Renato, ci dice di aver visto quest’anno “tanta gente, come negli anni del presidente”; cioè, come nel ’90, nel ’91 e nel ’92 quando in Cansiglio si sono avute le visite dei Presidenti della Repubblica Cossiga, nelle prime due occasioni, e Scalfaro nell’ultima. Di fianco alla Huta, a Pian Osteria, abbiamo infine incontrato anche Luca Fontana, dal ’93 nella Locanda Al Capriolo, ristorante con otto posti letto. Anche lui, mentre serve ai tavoli e al banco giovedì 11 settembre, esprime soddisfazione per come è andata la stagione.


ARCHIVIO 16 - MUSEO NELLE NUVOLE - IL MONTE RITE DI REINHOLD MESSNER

2003
Monte Rite - Il Museo nelle Nuvole
UN’IDEA CHE FA IL PIENO
Ventimila visitatori dal primo giugno. Le strutture del Messner Mountain Museum, a poco più di un anno dall’inaugurazione, presentano fatti e risultati.

“Mio nonno Franz Troi lasciò il suo paese nativo di Colle Santa Lucia da bambino, scalzo, per trovare lavoro. Finalmente arrivò a New York e divenne un conciatore di successo. Tornato in Europa fondò una famiglia a Funes, in Alto Adige”. Reinhold Messner.
Queste righe, poste all’inizio dell’itinerario museale di Forte Rite, spiegano. Tante cose, e che le strutture realizzate sul monte, a 2181 metri di altezza, hanno a che fare con il ricordo e la memoria personale del grande alpinista. L’attenzione alle Dolomiti e alla realtà locale è radicata nell’anima. Così si presentano le fotografie della vita contadina in montagna, raccolte da Liviana Bianchi, maestra di Cibiana; i modelli delle case dolomitiche, realizzati dall’architetto Giuseppe Toscani di Venas di Cadore; alcune immagini di Arnaldo Marchetti, su lastre di vetro ritoccate a mano, fornite dalla Magnifica Comunità di Cadore.
Il tutto, nell’ala espositiva recuperata nel Forte, insieme agli acquerelli dell’arciduca Raniero d’Austria (1827-1930), a reperti, oggetti e diari dei più importanti scalatori ed alpinisti.


È un normale venerdì, il 12 settembre, quando andiamo sul Rite. Da Forcella Cibiana una jeep “navetta”, condotta da Bruno Dandrea di Cortina, percorre i sette chilometri che portano in vetta. Incrociamo, nel sentiero, una trentina di escursionisti e Bruno chiarisce che si tratta di una comitiva di francesi. Di visitatori ce ne sono tanti, aggiunge, soprattutto nei fine settimana, sabato e domenica. Giunti alla meta, il primo e lungo soffermarsi è sullo spettacolo delle montagne. Da quelle sopra Cibiana, Sas de Mezdi e Sassolungo di Cibiana, alla Moiazza e Cime di San Sebastiano di Passo Duran, sopra Forno di Zoldo. A nord, con panorama sulla Val Boite, i riferimenti sono Antelao e Pelmo; dietro quest’ultimo, il Civetta.
La prima accoglienza è del Rifugio Dolomites con bar, ristorante e camere con 33 posti letto. All’esterno, tavoli e spazi anche al coperto, per almeno duecento posti, attestano la misura della frequentazione. Dalla costruzione del Rifugio, ex caserma, ci si dirige verso la vetta, incontrando uno spazio utilizzato come Shop e, più oltre, la “batteria”, sistema in cemento armato con le postazioni dei cannoni orientati sulla Val Boite, Borca, San Vito e Cortina. Il Museo Dolomites ha sede qui, curato nei progetti da Ursula Demeter e diretto da Elettra Monico.




Elettra, di Tai di Cadore, ribadisce quello che abbiamo già sentito da chi lavora al bar e nel ristorante, da chi guida le navette: “siamo molto contenti”. E prosegue: “Dall’apertura del primo giugno siamo sui ventimila visitatori ed escursionisti, come presenze generali sul Rite. Ora attendiamo visite importanti, il 6 ottobre quella del presidente Club Alpino degli Stati Uniti, Charly Shimansky; e quella di Ray Rodney della rivista Wilderness Travel. Rispetto all’anno scorso oggi c’è più comunicazione col pubblico, più materiali informativi che dicono che il museo non è didattico ma libero”. Parliamo con Elettra nello spazio Shop e, pur escludendo esposizioni tipo museo della guerra, indica alcuni allestimenti con materiali 1915-18 forniti da Alessandro Dal Chiele, di San Donà di Piave, che per due anni è stato nel forte, sergente maggiore, furiere e per un certo tempo si è trovato anche a doverlo comandare. I bagni, lì di fianco, e l’ascensore sono importanti per i disabili, conclude.
Mentre attendiamo la navetta per il ritorno, davanti al Rifugio, una delle responsabili ci chiama per mostrarci le camere, al primo piano. Costano da 30 a 40 euro a persona, con prima colazione.
Hanno appena cominciato, da un anno e tre mesi. Ed è tutto ben organizzato, funzionale. L’imprenditorialità non è solo un’immagine. Il recupero di Forte Rite è operazione ammirevole, che funziona perché progettata a dovere, promossa in Europa e nel mondo.


Foto Lele Taborgna dal Monte Rite (2003): bar, ristorante e tavoli all’aperto nel Rifugio Dolomites; immagini del Museo; panorami dalla sommità del forte, con strutture di cristallo nel luogo delle batterie di cannoni.
Dalla terrazza di Monte Rite, a sud: Monte Sassolungo, m 2413

lunedì 11 ottobre 2010

ARCHIVIO 15 - UNO SGUARDO SUL PARCO


2003
UNO SGUARDO SUL PARCO
A tredici anni dalla sua istituzione, del 10 aprile 1990, e a dieci dalla nascita dell’Ente di gestione, decretata il 12 luglio 1993, il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi è una realtà visibile.
Non soltanto dal punto di vista scientifico, della conservazione di ambienti flora e fauna, o di quello informativo. Visibile nell’aspetto di fruizione turistica. Aree attrezzate per sosta e picnic sono disposte ovunque, nei punti di accesso intorno e dentro al Parco. Parcheggi, tabellazioni e segnaletiche accolgono e indicano. Centri visitatori e punti informativi sono disponibili in molte situazioni; il sito internet ha aiutato anche noi, per orientarci nel realizzare queste pagine.
C’è anche, ed è fondamentale, un ostello.
Hanno lavorato. Il riconoscimento va a tutti, compresi enti locali partecipanti e Corpo Forestale dello Stato. E va ai presidenti; a quello della prima ora, Cesare Lasen, e all’attuale, Valter Bonan.
Hanno lavorato e in provincia di Belluno un’area protetta, di circa 32mila ettari, oggi si ritrova con malghe riattivate, rifugi restaurati, edifici della storia e del lavoro, come le Miniere della Valle Imperina, sistemati e in corso di sistemazione.
Si poteva fare di più, in dieci anni? Boh, e chi lo sa. Sappiamo che senza il Parco saremmo ancora qui a lamentarci, a fare confronti con Trento e Bolzano, che loro sistemano e tengono tutto a puntino e Belluno no, perché ha meno soldi.
Quello che c’è nel Parco non l’abbiamo visto in altre parti. È tutto più curato. Di simile, al resto della montagna bellunese, c’è la carenza di servizi per turisti, escursionisti, villeggianti. Che sono in aumento.
Il Parco, dalle cime dei monti, ha prodotto. Nei centri abitati la competenza è dei Comuni con la responsabilità degli abitanti. Ora, la strada da fare è tutta qui. Così che nei prossimi dieci anni qualcosa accada per un maggior benessere del turismo e di tutti noi.

Foto: in alto, strada per Passo Duran; sopra, indicazioni Via Tilman, pressi Rif. Boz; 
sotto, Oasi di Candàten.

ARCHIVIO 14 - SAGRON MIS, comune di confine.


SAGRON MIS (TN)


LÀ DOVE NASCE IL MIS

Sagron Mis, comune confinante con Gosaldo, appartiene al comprensorio di Primiero e al Trentino. Circa duecento abitanti, niente alberghi ma diversi posti letto in abitazioni per villeggianti stabili e affezionati. Come Remo Merati, 84 anni, da Bollate, Milano. Ci saluta e ci parla, sulla piazzetta di Sagron mentre guardiamo montare il tendone per la Festa del Villeggiante del 9 agosto. Viene qui dal 1975 e partecipa, dall’inizio, alla Biennale di Pittura la cui ottava edizione si farà nel 2004, nella sala Pro Loco dove c’è il Municipio. Con Remo, che ci racconta un po’ dei posti e un po’ della sua vita, si passeggia verso valle oltre la frazione Pante. Il Piz di Sagron e le altre cime scendono a picco. Selvagge e difficili da controllare scaricano materiali da canali e valloni, imponendo manutenzioni straordinarie a strade e ponti. Poco oltre la frazione Marcoi, sull’altra sponda del torrente Pezzea, affluente Mis, c’era la miniera di mercurio e California. Remo si ferma, mentre guardiamo i panorami, per ricordare i punti e gli scorci riportati sulle sue tele. Rammenta le tante escursioni di quand’era più giovane, con le gambe che non si stancavano. Informa sui lavori in corso per la strada di Sagron; quattro miliardi e rotti della Provincia autonoma per nuovi ponti e l’allargamento, da Mis a Sagron, a sei metri. Torniamo, piano piano. Le case di Gosaldo sono a vista, là, con strade più cosà che così. A Gosaldo si va normalmente, da Sagron Mis, per fare spesa, per comprar la carne. Anche se non è parco, il piccolo comune trentino c’entra. E il tabellone del Parco, vicino al vecchio edificio della scuola elementare, lo dimostra.



ARCHIVIO 13 - GOSALDO (BL) - QUEL PUNTO A NORD DEL PARCO

GOSALDO, Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi

QUEL PUNTO A NORD 

DEL PARCO

Da Agordo. Da Primiero per Passo Cereda. Da Sospirolo per la Valle del Mis. Gosaldo è là. Sparsi nelle sue frazioni, Don è sede municipale, i nuclei abitati sono sovrastati dalla Croda Granda con l’imponenza dei suoi 2849 metri. Le case, rivolte al sud, guardano il lato nord del Parco, il Piz di Sagron, il Monte Agnellezze, il Piz di Mezzodì dei Monti del Sole. Di fianco è già Trentino e il torrente principale che scende a California nasce dal comune di un’altra provincia, Sagron Mis. Due i ricordi che lasciano il segno: uno, con monumento, riferito al kònza, il seggiolaio; l’altro al diluvio d’acqua e fango che ha travolto le case il 4 novembre 1966.

L’Informazione
La piazza di Don è, di fatto, uno spazio con parcheggi laterale alla chiesa, al termine dell’abitato, angolo sulla via di comunicazione principale che da Passo Cereda porta a Frassenè, a Voltago e ad Agordo. Qui ci sono negozi, bar pizzeria, bar con edicola. Qui c’è l’Ufficio Turistico della Pro Loco e Punto informativo del Parco. Anna Marcon ne cura l’apertura mattutina, a disposizione di villeggianti e turisti, e racconta: “Ad agosto c’è sicuramente più affluenza rispetto al 2002. Luglio ha visto più gente nei fine settimana, forse per il caldo. Il Parco è abbastanza pubblicizzato ma abbiamo pochi volantini a disposizione. Fino a due anni fa il Parco mandava un contributo per il nostro funzionamento; l’ultimo lo abbiamo ricevuto nel 1999, pari a un milione e mezzo di lire. Altri contributi provengono dal Comune e dalla Provincia. Abbiamo allestito un tendone per Dolomiti Park Road, e la cena è a cura della Pro Loco.

Nel tendone si farà poi la Festa di Ferragosto”. Nell’ufficio, attrezzato con computer, entra gente a ritirare materiali informativi. Anna consegna anche a noi quello che è a disposizione e in più ci dà “C’era una volta California”, di Giorgio Fontanive, pubblicazione del ’96 edita nel trentennale dell’alluvione che ha spazzato via la frazione sorta a valle, alla confluenza tra Gosalda e Mis, dove nel 1800 un centro minerario estraeva mercurio dando lavoro alla popolazione. “Da allora, dall’alluvione,”, sottolinea Anna Marcon, “dai 2.500 abitanti che aveva Gosaldo siamo ai circa 800 di oggi”. E d’inverno? “L’impianto di sci che funziona bene è a Forcella Aurine, per gite e gare sociali”, prosegue Anna, “l’impianto più vicino, a Sant’Andrea, è chiuso da tre anni. Non ci sono alberghi a Gosaldo ma, dalla fine di giugno, è aperto il Bed & Breakfast Bressan”.


La memoria
Sopra l’Ufficio Turistico c’è la sede dell’Union Ladin da Gosàlt dov’è allestita una mostra che espone oggetti della cultura locale. Venerdì 8 agosto, mentre 380 partecipanti si preparano alla prima tappa della Dolomiti Park Road, personaggi si aggirano in costume tradizionale tra il tendone delle iscrizioni, la chiesa, la piazzetta. Sono i responsabili dell’associazione e, con loro, visitiamo la sede, che hanno aperto a maggio 2003, e la mostra. Nelle tre stanze, una con tavolo e sedie per le riunioni, sono ordinati oggetti d’uso quotidiano, del lavoro del seggiolaio, della vita di un tempo. C’è anche, in legno, il gabinetto di una volta, con il posto per i grandi e per i bambini. Facciamo una foto ricordo, anche per i magnifici costumi indossati, al presidente Mario Bressan, al vice-presidente Giuseppe Renon, al consigliere Adamo Bressan e a Giovanni Bressan, con baffi, chitarrista del gruppo folcloristico composto da una trentina di elementi. Raccomandano, i presenti, di citare gli altri consiglieri Maria Vittoria Chenet, fisarmonicista del gruppo, e Giocondo Dalle Feste. Quest’ultimo è autore di un ottimo dizionario sul lavoro dei seggiolai, Skapelamént del Kònza, con foto degli attrezzi di lavoro e riproduzioni di lettere, edito all’apertura della sede lo scorso maggio. Poi arriva Lina Marcon, che riprendiamo nell’angolo dell’esposizione che propone la culla.


La gara
Dolomiti Park Road, giro podistico del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, ha la prima tappa a Gosaldo, venerdì 8 agosto, la seconda a Pedavena, il 9, la terza a Belluno, il 10. A Gosaldo, a causa della calura, la partenza viene posticipata alle 18.00. Il tempo consente di osservare, parlare, chiedere. Nel tendone della Pro Loco il ritiro del numero di gara corrisponde alla consegna di un gadget, una borsa con maglietta e materiali informativi. Ci facciamo mostrare il contenuto da un gruppo che scopriamo proveniente dal pavese, Voghera e Garlasco. Siccome, per questa edizione del Giro c’è anche l’elezione di Miss e Mister Italia Runners, loro decidono che la Miss è Fabiana Graffi e così ci facciamo una foto. In cambio c’è un’informazione: hanno saputo della Dolomiti Park Road dalla rivista Correre. Merito dell’ottima organizzazione e dell’informazione di settore è la riuscita del Giro, con 350 iscritti per le tre tappe e, qui a Gosaldo, 380 partecipanti. Arrivano da tutta Italia e dimostrano l’importanza dell’evento che va a favore del Parco. Molti si conoscono perché, oggi qua e domani là, partecipano a diverse iniziative podistiche e combinate con mountain bike. Sul tavolo della segreteria di gara troviamo depliant per sei appuntamenti: Corri con il Cane, sul Nevegal, è il 24 agosto; sempre sul Nevegal è la Cronoscalata del Toront, il 31 agosto; dal 19 al 21 settembre ecco il primo Giro podistico a tappe della Valli del Torre, nel Parco delle Prealpi Giulie in provincia di Udine; ancora Nevegal e Belluno con la Scarponada del 5 ottobre; il 12 ottobre tocca alla mezza maratona 5 Castelli di Bedizzole, in provincia di Brescia; infine, il 19 ottobre gli appassionati si ritroveranno a Cimetta di Codognè (TV) per la 26a Corsa Podistica Campocervaro.
Il popolo che corre, e che anima tutte queste iniziative, alle 18.00 è pronto per la partenza della Dolomiti Park Road. Vanno a spron battuto. C’è chi, con una certa età e poco allenamento, dopo un paio di chilometri è pronto per il ritiro. La maggior parte viaggia sulla salita verso Forcella Aurine. Stasera si cena con la Pro Loco e i Ladini di Gosaldo. Domani, in Birreria Pedavena, pasta party.



ARCHIVIO 12 - LAGO DEL MIS - PARCO NAZIONALE DOLOMITI BELLUNESI - SOSPIROLO (BL)

2003 - ESTATE IN VALLE DEL MIS

TANTA GENTE, NIENTE ACQUA, POCHI SERVIZI

Nella via di attraversamento del Parco, da sud a nord, da Sospirolo a Gosaldo, si potrebbe parlare di Lago del Mis se del lago quest’anno ci fosse stata traccia. Il bacino lo abbiamo visto completamente vuoto, quasi sempre. Ne hanno risentito, ovviamente, il campeggio e lo spazio ristoro gestiti dalla Pro Loco “Monti del Sole”; solo in agosto abbiamo notato qualche tenda, qualche camper e qualche frequentazione. Domenica 3 agosto si è svolto, in Val Falcina, il Concerto Variabile con Marco Paolini, mille i posti disponibili, in occasione – ironia della sorte – dell’Anno Internazionale dell’Acqua.


Le presenze si sono concentrate a Gena Bassa, ai Cadini del Brenton e alla Cascata della Soffia dove si poteva trovare, con l’acqua, refrigerio e divertimento in compagnia. Il Bar Soffia, unico servizio disponibile, l’abbiamo osservato in piena attività dai fine settimana di giugno. “Metterei la firma per avere un altro anno così” dice Fabrizio Sogne, gestore del Bar da cinque anni, che indica nel bel tempo i motivi di un’affluenza straordinaria. “Niente acqua. Il lago è stato riempito il 27 maggio, per una manifestazione della Protezione Civile, e vuotato in otto giorni in concomitanza con la manifestazione di canoe tra Piz e Camolino. Di solito il lago è pieno da maggio a metà luglio”.


Il mattino del 7 agosto troviamo il Bar Soffia chiuso. Un cartello annuncia l’apertura alle 12.00. Alle 11.30 c’è già gente e un gruppo di slavi si sta preparando per fare torrentismo lungo la discesa della Soffia. Da Fabrizio, poco dopo, sappiamo che la sospensione del servizio è stata causata da un ennesimo guasto al motore del generatore. Non c’è corrente elettrica, alla Soffia, e il cartello “no gelati” si spiega. “Tramite il Parco abbiamo avuto un contributo per l’acquedotto.”, precisa Sogne, “All’amministrazione generale del BIM abbiamo presentato un progetto di massima per avere energia alla Soffia. È stato bocciato perché costa più che elettrificare la valle direttamente. Allora, solo per il bar, è stato presentato un nuovo progetto; bocciato perché la valutazione di impatto ambientale ha avuto esito negativi. Adesso si ritenterà. Però si auspica l’elettrificazione della valle, dalla diga, in vista dello sviluppo dell’area Val Falcina previsto dal Parco”.
Conclude Fabrizio Sogne: “La Valle del Mis è il paradosso. Tutti gli altri hanno magari le strutture e devono far di tutto per far arrivare la gente. Invece noi abbiamo la gente e non abbiamo servizi e strutture”.

*Nota dell'autore, ottobre 2010 - Sono stati constatati lavori in corso, dal giugno 2010, a cura dell'Ente Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, nell'area ex-Pro Loco Monti del Sole, allo sbocco del torrente Falcina. Punti di accoglienza, ospitalità, ristoro. Nel comprensorio del lago dovrebbe arrivare anche l'energia elettrica, con una apposita centralina.
Vedi anche: itinerario 9 - www.bicidolomiti.blogspot.com

ARCHIVIO 11 - VAL CANZOI, PORTA DEL PARCO - IL BENESSERE DELLA MONTAGNA

ESTATE IN VAL CANZOI - CESIOMAGGIORE (BL)

IL BENESSERE 
DELLA MONTAGNA

L’unico rimedio al caldo è il fresco. Dell’acqua, della montagna, della vegetazione. Ebbene, ancora una volta Val Canzoi si è dimostrata valida risposta alla necessità di benessere di tanti. Non solo di domenica, strapiena e con le note difficoltà di parcheggio, ma anche nel corso della settimana i vari punti attrezzati e di ristoro sono stati frequentati. L’acqua era nel torrente Caorame e nel Lago della Stua. La vegetazione, rigogliosa e varia, copre le pendici montuose di tutta la valle nella sua profondità. Passeggiate ed escursioni, oltre il lago, sono facili e rilassanti. La gente c’è, in questa valle definita un tempo “una finestra sul parco”. I servizi un po’ meno.


Parla chi lavora
Loris Broccon è testimone privilegiato dei flussi in Val Canzoi. Gestisce da sei anni il bar e il servizio ristoro nell’Albergo ristorante Boz, sotto la diga. “Il tempo determina il buon andamento stagionale”, conferma, “quest’anno è stato buono, l’anno scorso pessimo”. L’assenza di pioggia, che tanti problemi ha causato alle riserve idriche, ha aiutato il turismo e gli operatori. Sabato 16 agosto, mentre ancora una volta incontriamo Loris, un incendio, il primo a sua memoria in sei anni, sta divampando su Col dei Gnei; l’elicottero fa la spola tra il bacino della Stua e il colle, dove scarica acqua. Il bar è pieno ma Loris trova il tempo per qualche risposta. Il parcheggio, unico esistente, è privato, come altri nelle immediate vicinanze. “È la buona volontà dei proprietari a lasciar mettere le macchine” prosegue Loris, “dovrebbero fare di più le amministrazioni comunali. Anziché divieti di sosta, fare parcheggi”. Alle 20.00 comincia a piovere, anche sull’incendio, e l’elicottero se ne va.


Nella valle ci sono tre possibili situazioni di sosta e parcheggio. C’è una grande area picnic, prima di arrivare al Boz. Ci sono i fondamentali spazi di Orsera, attrezzati da qualche anno anche lungo il Caorame. C’è il piazzale davanti all’Osteria alla Santina, ex maneggio.
Siamo ad Orsera, anche martedì 12 agosto, quando troviamo Teddy Soppelsa, consigliere nell’Ente Parco in rappresentanza del Ministero per l’Ambiente. Sappiamo così che l’Osteria alla Santina, ora chiusa, è stata acquistata dal Parco; come pure la Casera del Frassen, alla testa della valle, più su oltre il lago. Prossimamente, annuncia Teddy, ci saranno gli interventi di ristrutturazione.
La Cooperativa Orsera, intanto, resta la principale fonte di servizi. Gabriella e Jackye, insieme, sono responsabili del punto di ristoro. Gabriella, per dieci anni, ha gestito Osteria e maneggio alla Santina. Intratteniamo un lungo colloquio con Jackye, che fino a tre anni fa girava il mondo per l’assistenza tecnica a macchinari industriali. Ascoltiamolo: “Per il pranzo di ferragosto abbiamo avuto 470 persone. La gente sta cercando un mangiare tipico e con pasti caratteristici a prezzi popolari. Qui, con 12-13 euro si mangia. Per velocizzare il servizio, se ne parlerà in cooperativa, serve un computerino”. Mentre Gabriella, con i tanti collaboratori, segue i tavoli, Jackye continua: “Sono contento, Orsera è una bella iniziativa, una bella storia. Abbiamo cambiato le strutture coperte con gazebo nuovi, allestito la zona camper rifacendo i bagni. Qui nel punto ristoro, anche se non siamo zona parco, il Parco ha contribuito al 90% dei costi per un gabinetto riservato ai disabili. Per handicappati, disabili e down Orsera è un bel posto, dove possono trovarsi bene. Ci sarebbe il prato da sfruttare con un campeggio tende. Avrei idea di fare musica, concerti; ma anche un posto per giocare a bocce, per gli anziani. Mi piaceva arrampicare e sto parlando per fare una palestrina di roccia, per insegnare ai ragazzi. Teniamo aperto tutto settembre, poi vedremo ad ottobre. La nostra prospettiva sarebbe quella di tener aperto tutto l’anno, anche con cene su prenotazione”. Jackye, in Orsera e nella valle, ci crede. Indica Tamara, che serve ai tavoli, della cooperativa Mazarol che raccoglie le Guide ufficiali del Parco; per tre settimane ha educato i bambini alla flora, alla fauna e a vecchi mestieri come fare la lana. Jackye prosegue: “Dal Comune avremmo bisogno di una campana per la raccolta differenziata dei rifiuti, ma ancora non c’è. Non siamo stati supportati dal Comune. L’area sul Caorame è piena di gente e le immondizie le dobbiamo portare via noi. Il Comune ci ha un po’ abbandonato e pensare che siamo una risorsa per Cesio, per il lavoro ai giovani. Anche per l’acqua, abbiamo una fonte con sorgente da sfruttare, acqua buonissima…”.


Lasciamo Orsera non prima di aver sentito Clara Carollo che segue il Punto informazioni del Parco, all’ingresso dell’area ristoro, aperto da luglio a metà settembre. “È il primo anno che lavoro in Orsera, pur frequentandola normalmente nel passato. Quest’estate c’è stata un’affluenza fantastica. Anche tanta gente nuova che ha scoperto la Val Canzoi. Molti erano già informati sul Parco per trasmissioni andate in onda sulla Rai. Comprano anche qualche gadget, magliette, spille”.
Ricordiamo, allontanandoci, che Teddy Soppelsa riferiva della disponibilità di Orsera e del suo presidente De Carli di essere, a tutti gli effetti, area del Parco. 


giovedì 7 ottobre 2010

ARCHIVIO 10 - FALCADE, LA MONTAGNA CHE RIDE

Valle del Biois - Da Canale d’Agordo e Vallada Agordina per Falcade, Passo San Pellegrino, Passo Valles.

LA MONTAGNA CHE RIDE

Chiamale Dolomiti, chiamali monti, ogni volta cambiano. Una tal varietà di paesaggi, scorci, percorsi non sapremmo dove trovarla se non in provincia di Belluno. Si gira a naso in su per guardare le cime, di qua e di là, e non ci si stanca mai. Così è dopo il bivio di Cencenighe quando, passata la galleria, si sbuca nella valle del torrente Biois. Il verde intenso dell’estate porta profumi freschi e puliti. La piazza di Canale d’Agordo, come tutto il paese di Papa Luciani, è curata come un salotto. Poco oltre ecco Vallada Agordina con i suoi tabià, case e fienili in legno perfettamente conservati raccolti in piccole frazioni e sparsi su ripidi pendii. Da Caviola si sbuca a Falcade, ancora un altro mondo che porta ai passi di San Pellegrino e Valles. Qui la montagna che cambia e che vive diventa anche quella che ride. Perché hanno inventato una vacanza d’amore e buonumore.

LA DANZA DELLE NUBI
Le nuvole, nei cieli sopra Falcade, danzano e si rincorrono; bianche nell’azzurro, girano su se stesse accavallandosi e sovrapponendosi tra terra, cime e sole. Le abbiamo viste così, ogni tanto più scure verso i passi, nelle tre escursioni del nostro breve viaggio informativo sabato 5, domenica 6 e domenica 13 luglio. Mentre in pianura il caldo ti buttava giù, nella valle del Biois, sopra i mille metri, il fresco ti tirava su. E ti spingeva verso i passi meta degli onnipresenti motociclisti che, da primavera, li girano. A Passo San Pellegrino, sabato 5, camper auto e moto si fermavano per un respiro, una passeggiata, un picnic. A Passo Valles auto e moto si fermano, sempre, per il panorama e l’aria fina dei duemila metri; molti, soprattutto, per mangiare al Rifugio Capanne Passo Valles. Che la cucina sia ottima lo si capisce dall’affollamento: sale piene, con organizzazione da ristorante e servizio immediato. Il Rifugio, lo si sa consultando i materiali del Consorzio Turistico, fa parte degli otto Ristoranti del Cuore. Propone, nella gastronomia per sedurre, la “Teglia ramata della coppia, una scelta di quattro primi piatti da dividere con amore”.


Con cuore, amore e buonumore eccoci al segreto svelato di Falcade che ha creato una propria carta d’identità turistica. La pista da sci più lunga, 12 km, veniva chiamata “pista degli innamorati”. Ora tutto è tour dell’amore, con cuoricini che spuntano ovunque e in particolare dalla mente dei vignettisti che nel mese di gennaio si ritrovano per l’appuntamento Montagne Ridenti.
Il raduno d’auto d’epoca, dove c’è buonumore, non poteva che essere dedicato alle Topolino. La 9a edizione di Le Topolino sui Monti si è tenuta dal 27 al 29 giugno con vetture costruite dal 1936 al 1955.


FALCADE SENZA MURER NON È FALCADE

Chi va a Falcade e non fa un salto al Museo Murer perde parecchio. Fino al 10 settembre, da vedere, c’è Dal Legno Alla Scultura, mostra delle opere di Augusto Murer. Viste le opere del padre si possono incontrare, nello studio di fianco, anche quelle del figlio. Abbiamo parlato con Franco Murer mentre, a Molino, saltavamo in lungo e in largo per fotografare l’edificio del museo. Così abbiamo fotografato anche lui. Mentre lavorava sulla tela la sua “necessità di sognare con la leggerezza dell’anima”. Mentre sostava davanti all’edificio realizzato, in onore del padre e con sua sorella, nel 1986. Mentre parlava, riferendoci delle ultime esposizioni; a febbraio, con soddisfazione, era alla Rizzoli di Milano, in Galleria Vittorio Emanuele; e ha appena concluso una personale ad Avezzano, vicino L’Aquila, in Abruzzo. “Sto lavorando ma non ho programmi, per ora di concreto non c’è nulla. Ho appena modellato la medaglia dedicata al 25° anniversario dell’elezione di Papa Luciani. La stanno coniando, in oro e argento”. 

Sostiamo, all’aperto, tra museo e studio, statue di Augusto e giardini. Franco indica il Focobon, illuminato dal sole, propaggine stupenda delle Pale di San Martino. Guardando le case di Molino, che è frazione attaccata a Falcade, dice che lui è nato e cresciuto lì, proprio sotto dove adesso c’è il museo. In questo posto magnifico l’arte è dono e dovere nei confronti della natura, della montagna. Lo lasciamo ricordando le donne fatue dei suoi quadri, classiche e delicate, abbandonate tra i colori dei boschi e quelli dei cieli. Nella terra dell’amore.

mercoledì 6 ottobre 2010

ARCHIVIO 9 - AURONZO E MISURINA

AURONZO e MISURINA
ALLA BASE DELLE TRE CIME

Auronzo di Cadore. È aprile e l’inverno si oppone alla primavera. Osservando quel che si muove e quel che sta fermo, gente, paesaggi, laghi e Dolomiti, si vuol capire come va, come si vive in montagna, anche al di fuori dei periodi di punta turistici. Si vive. E si potrebbe vivere meglio. Tra le montagne più belle del mondo non dovrebbero esistere problemi di sorta, né economici né d’altro genere. Così appare da alcune testimonianze. Così respiriamo nell’aria vicina alle Tre Cime di Lavaredo. Il Lago di Misurina è stretto in una morsa di ghiaccio. Si dimenticano, in questo candore, le macchie del mondo. Parlare d’altro può essere superfluo. Non ci si sogna nemmeno di affrontare argomenti come quello, spinoso e fonte di innumerevoli liti anche giudiziarie, della strada a pagamento che porta d’estate verso le Tre Cime. Non lo facciamo. Lo fa Walter Antoniol, sindaco di Auronzo. Parlando di una nuova Misurina, della risorsa Tre Cime di Lavaredo, di turismo, artigianato e attività produttive.
NEVE D’APRILEAuronzo sonnecchia, venerdì 4 aprile, sulle sponde del lago e lungo il torrente Ansiei. Le abbondanti nevicate dei due giorni precedenti lasciano arie invernali, temperature rigide, correnti gelide. Poco traffico, poca gente. Le piste da sci han chiuso da poco e la pausa attende il 20, giorno di Pasqua e di nuovi arrivi turistici. Nuvole si rincorrono nella cupola del cielo. Da Piazza Santa Giustina, osservato il centro abitato con molti alberghi, ristoranti e negozi chiusi, la curiosità spinge a Misurina.

Dagli 864 metri di Auronzo si sale ed è subito dopo le ultime case che il manto di neve, non disciolto dal sole e sempre più consistente, comincia ad accompagnare il viaggio. Ventidue chilometri di bianco e di verde tra la Foresta di Somadida, fornitrice di “antenne” per le alberature delle navi di Venezia e di Napoleone. Poi, dopo il bivio per Cortina, solo il bianco ed il ghiaccio lucente del Lago di Misurina. Una ruspa è in azione per liberare le ultime strade coperte di neve. Auto transitano lungo il lago in direzione Dobbiaco e Austria. Qualcuna tenta la via asfaltata verso le Tre Cime per fermarsi dopo venti metri. La neve le difende e le isola da tutto. Ci si può avventurare solo noleggiando una motoslitta. E sarebbe proprio un’avventura.“Sono caduti quaranta centimetri di neve e l’ultima nevicata è stata il nove gennaio. Abbiamo avuto una stagione di bel tempo, uno spettacolo”. Chi parla è Osvaldo Bombassei De Bona. Siede alla cassa come su un trono, nel bar edicola market che gestisce con la moglie, Onorata Corte, ed i tre figli.


IL SOLE DOPO LA NEVE
Sabato 5 aprile la giornata è stupenda, con un sole abbagliante fin dal primo mattino. Auronzo dorme, con un grado sotto zero, e il Bar vicino alla Diga Santa Caterina ha gli avventori delle 8.00. Caffè, brioches e giornali da leggere. “Come va?”, chiedo. Alle 9.00 Auronzo continua a pisolare. Passato gran parte del centro abitato, lungo le rive dell’Ansiei, presa la strada per la Val Da Rin ci si inoltra in un ambiente naturale incantevole, senza alcun cenno di presenze. Solo alle 9.30 qualcuno è a spasso col cane. Misurina, alle 10.00 ha la sua gara. La 4a Staffetta Alpina si compone delle prove di fondo, sci alpinismo e slalom gigante. Folti gruppi di sportivi sono sulla pista Col De Varda, un pullman tedesco scarica turisti per una passeggiata lungolago spazzata da vento polare che, sulle cime, solleva nuvole di neve. Sul lago ghiacciato, dal 23 febbraio al 1 marzo, cavalli e cavalieri hanno giocato una gara di Polo.

UNA NUOVA MISURINA
“Il Turismo estivo è trainante e non presenta segni di cedimento. Serve però un cambiamento di mentalità, soprattutto nel settore extralberghiero, fornendo soggiorni settimanali e quindicinali, non solo mensili e stagionali. Anche la struttura alberghiera dovrebbe incrementarsi passando, ad esempio, da due a tre stelle”. Queste parole sono del sindaco di Auronzo, Walter Antoniol, rieletto, nel 2002, per un secondo mandato. Lo incontriamo sabato 5 aprile in municipio, senza appuntamento, disponibile e in tenuta sportiva. “Misurina ha una forte potenzialità” questa la sua prima affermazione. Alla quale fanno seguito gli impegni di spesa che sono pari a 50-60mila euro per le manifestazioni e 90mila rivolti al Consorzio Auronzo Misurina nei suoi interventi di ricerca della clientela e offerta turistica. “L’estate funziona”, prosegue Antoniol, “i problemi maggiori sono sull’inverno. C’è una tenuta di Auronzo ma una mancata tenuta dell’intero Cadore e del Comelico. Per l’aspetto invernale soffriamo la concorrenza del Trentino, ma anche dell’Agordino, di Cortina e dello Zoldano”. Per questo si intensificano le iniziative e il sindaco riferisce, per il 2004, del Campionato europeo di Polo su ghiaccio, a Misurina, e di quello di Sleddog, con i cani da slitta che qui hanno un centro a Palus San Marco diretto dal Muscher Renato Alberoni. Il Comune è proprietario al 90% degli impianti di risalita, gestiti dalla società Auronzo d’Inverno; sulle piste del Monte Agudo è stata migliorata la ricettività delle strutture con due Ski Bar ed è in corso l’ammodernamento degli impianti. Costi notevoli, secondo il sindaco, anche per i laghi: un milione di euro sono destinati per la passeggiata del Lago Auronzo.


Misurina resta al centro dei progetti più impegnativi e delicati. Antoniol parla di “Riconversione turistica delle Tre Cime. Le domande a cui rispondere sono”, prosegue, “sul tipo di impiantistica compatibile con l’ambiente e sul problema della strada a pagamento delle Tre Cime. Stiamo commissionando uno studio di fattibilità per una cabinovia che prenda il posto della strada a pagamento”. Il Sindaco Antoniol fornisce dati secondo i quali annualmente salgono ai parcheggi del Rifugio Auronzo 60mila auto più i pullman di linea; per questo il Comune incassa circa due miliardi di lire. Con l’impiantistica a fune, meno inquinante, si parlerebbe di otto mesi di attività sulle due stagioni, estiva e invernale; i passaggi ipotizzati sarebbero di 3-400mila a stagione. Conti e costi alla mano, un biglietto di 8-10 euro a persona converrebbe rispetto alla strada attuale che fa pagare 18 euro ad auto.
Antoniol continua, pensando ad una nuova Misurina: “Il piano attuativo porterebbe all’arredo urbano sul lungolago, all’eliminazione dei parcheggi e alla creazione di un campeggio attrezzato. Ci sarebbe la possibilità di ampliamento degli alberghi esistenti e delle attività commerciali mentre è esclusa quella di nuove strutture residenziali. Nel ’98 la Regione Veneto ha approvato il PAAM, Piano ambientale Auronzo Misurina; ora c’è il sì per il piano attuativo. Ci sono contatti con l’architetto Snozzi, esperto della Svizzera ticinese, per cui potrebbe esserci un silos per parcheggi auto, in parte sotterraneo, e si potrebbe creare, lontano dal lago, una nuova zona camper”.


L’importanza dei progetti su Misurina e la rivalutazione ambientale della strada per le Tre Cime mettono quasi in secondo piano altri sforzi, riferiti dal sindaco, per pur importanti insediamenti industriali e artigianali a Cima Gogna. Auronzo come base, Misurina come altezza, le Tre Cime nel cielo sono ricchezze di particolare unicità in questo angolo bellunese tra i più belli del mondo.